LA FONDAZIONE

"LA MIA VITA"

Un imprenditore intraprendente, un lavoratore instancabile, un uomo che ha sempre creduto nei suoi sogni e ha fatto di tutto per realizzarli: questo è ciò che il Cavaliere Francesco Condorelli ha rappresentato nel corso della sua vita.

La neonata Fondazione a lui dedicata vuole ricordare e tramandare nel tempo la grande opera che il Cavaliere ha portato avanti, vuole ricordare i suoi valori, l'amore per la sua Sicilia e per i suoi prodotti e tutto ciò che, con passione e determinazione, ha trasferito ai suoi figli, ai suoi collaboratori e a tutti coloro che, insieme a lui, hanno contribuito a fare dell'Industria Dolciaria Belpassese Condorelli un'azienda di rilevanza internazionale.

Nato nel 1912, era rimasto orfano di padre a soli 16 anni; decise così di abbandonare il ginnasio che stava frequentando a Paternò per lavorare e sostentare la sua famiglia. Suo padre lo aveva sempre incitato a lavorare e lui aveva già cominciato a farlo a 10 anni, quando venne inaugurata la prima dolceria di Belpasso.
L'amore per la pasticceria non lo abbandonò e con grande maturità e intraprendenza cominciò a farsi strada per aprire una dolceria tutta sua.
Non mancarono i sacrifici per raggiungere le somme di denaro necessarie: Francesco si impegnò a pagare moltissime cambiali che gli servivano ora per i macchinari ora per il restauro dei locali. A poco a poco, riuscì ad estinguere tutte le cambiali e ad incrementare i suoi guadagni.
Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale lo portò, per un periodo, a stare lontano dalla Sicilia e ad interrompere il suo amato lavoro, tuttavia, Francesco non si scoraggiò neanche durante un'esperienza così forte come quella del conflitto mondiale. La sua abile arte pasticciera lo accompagnò anche lì dal momento che diventò il pasticciere ufficiale degli americani sbarcati in Italia e fu così apprezzato che gli venne anche proposto di trasferirsi negli Stati Uniti ma lui rifiutò poiché la sua famiglia, la sua terra e la sua dolceria lo aspettavano a Belpasso e tutto avrebbe voluto tranne che abbandonarli per cercare fortuna nel Nuovo Mondo.
Ciò che aiutò il Cavaliere ad avere fortuna fu proprio la sua infinita passione per il suo lavoro e il senso di grande responsabilità che nutriva nei confronti della sua famiglia.
Francesco Condorelli è stato l'emblema di un'imprenditoria siciliana pulita e trasparente, fatta di sacrifici e di strade difficili, in una terra difficile e in un momento storico difficile. Si è creato da solo la sua fortuna, con la consapevolezza che per espandersi occorreva lavorare e che niente sarebbe venuto dal nulla.

Vennero gli anni del boom economico: la pasticceria Condorelli si ingrandì e si arricchì di macchinari sofisticati e di lussuosi arredamenti; i prodotti raggiunsero un notevole assortimento spaziando dai pasticcini alle paste di mandorla, dal marzapane al neonato Torroncino, il prodotto principe di tutta la vita del Cavaliere, il primo torrone morbido in porzioni monodose, da scartare come se fossero caramelle.

La sua dolceria diventò anche un locale di intrattenimento che ospitava personaggi del jet set come Peppino Di Capri, Marcella Bella, Perez Prado e molti altri.

L'amicizia fraterna con Pippo Baudo consacrò il successo dell'azienda che, nel 1983, diventò sponsor del programma "Domenica In" e diede vita ad un periodo di vera e propria espansione in termini economici e in termini di fama.

Nel 1993, dopo la partecipazione a diverse fiere mondiali, il Cavaliere Condorelli cominciò a vedere scuro nell'avvenire, tanto che, aveva pensato di vendere l'azienda. Ma i suoi figli, Giuseppe e Gloria, si opposero cercando di far capire al padre che desideravano, con la sua stessa passione, tramandare la fortuna dell'azienda Condorelli. E così avvenne.

Francesco Condorelli ha continuato a lavorare insieme ai figli fino a quando, nel 2006, si è spento all'età di 91 anni e, nel volume "La mia Vita", edito da Giuseppe Maimone e all'interno del quale aveva raccolto le memorie di tutta la sua vita, scriveva:

"Sin da giovane, ho creduto e più che mai lo credo oggi, che la vera ricchezza in questa nostra vita terrena sia data dalla vera amicizia e dalla speranza in un futuro migliore. E io che faccio? Medito sulla ricchezza morale e basta? Resto a poltrire aspettando che il sole sia alto per fare due passi?
No. Continuo a lavorare. Certo, ho dovuto smettere lo sprint del corridore. Oggi cammino e camminerò per le strade assolate di questa nostra Sicilia finché il buon Dio me ne dà le forze, finché mia moglie e i miei figli mi daranno affetto e solidarietà, finché la gente mi gratificherà di rispetto e considerazione, finché gli amici più cari mi sosterranno con la loro stima, finché potrò scorgere un lembo di cielo azzurro che faccia sperare in una non lontana stagione di bel tempo, a tutti propizia."